Ricordo ancora vividamente l’ingresso in quella sala del Mauritshuis. Il modo di risplendere di quelle due opere, una di fronte all’altra, che donavano alla stanza un’aura differente rispetto a tutte le altre.
Quando le vedi dal vivo, realizzi perché l’arte di Vermeer sia riuscita ad emergere nella nostra cultura, nonostante non sia stato un processo immediato. C’è qualcosa di difficilmente decifrabile che ci cattura, e questo è vero anche per quelle infantili idee grezze che però paiono più luminose di altre.
Il cofondatore di Uber, Travis Kalanick, raccontava che un test importante è questo: “La tua idea è una buona storia da raccontare a un aperitivo? Se parlandone mi brillano gli occhi, allora forse siamo sulla strada giusta.”
Quell’attimo a cui si riferisce è probabilmente fatto di una sostanza simile a ciò che si sperimenta di fronte ad un’opera d’arte superiore.
Perché siamo così colpiti a livello emozionale per certe idee e opere?
In parte, credo dipenda da quanto la domanda a cui si cerca un’elegante e veritiera risposta sia profondamente legata a bisogni umani di carattere universale.
Per esempio, quando si cerca di risolvere il problema dell’inflazione, di rendere chiunque più ricco (avidità) aumentando la grandezza della torta economica, è più semplice esaltarsi e partecipare rispetto alla creazione di una banca leggermente migliore un’altra, o questo genere di cose di natura incrementale, meno basate sugli istinti umani.
E oltre a questo, è inutile negare il condizionamento culturale a cui siamo sottoposti, che plasma senza che ce ne rendiamo conto il nostro gusto estetico.
Tuttavia, è innegabile che certe opere siano oggettivamente più evocative di altre, nel rappresentare ciò che ci rende umani, nel riattivare certe soglie fondamentali – come ad esempio ha fatto la tragedia con i suoi spettacoli teatrali nell’antica Grecia. È quasi impossibile non essere mossi dal racconto di Sofocle su Edipo.
Nel caso della ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, colpisce immediatamente quello sguardo, particolarmente enigmatico, che fa sorgere più interrogativi di quanti ne emani un dipinto che raffiguri una natura morta.
Un’opera d’arte mi appare tanto più superiore quanto più elevato è il grado di trasformazione provocato nell’individuo che la osserva, e ovviamente crea. Più precisamente, mi riferisco alla ricerca personale di una conoscenza più vivida, di sé e del mondo circostante.
Ritengo sia vero anche per le startup tecnologiche: tanto più si scava in problemi sentiti e delicati per le sorti del singolo e dell’umanità, tanto più l’animo umano si esalta all’idea di contribuire, nell’unirsi a questi viaggi che potrebbero cambiare pesantemente il nostro destino.
Venire ammaliati
Quello sguardo magnetico, nonostante la probabile inesistenza del soggetto ritratto – si presume infatti che sia un “tronie”, frutto della fantasia di Vermeer – ha invitato miliardi di persone nella sua rete, o come amiamo dire noi appassionati di tecnologia, in una sorta di campo di distorsione della realtà.
Quando un investitore ascolta un pitch di un founder, non è forse quello il suo auspicio, di venire ammaliato da quel possibile futuro così luminoso, ben narrato, veritiero ed entusiasmante?
Più precisamente, è come se il fondatore dipingesse una versione alternativa della realtà talmente elegante, autentica ed evocativa da attirare naturalmente chiunque posi lo sguardo sulla tela dell’idea.
Meltem Demirors lo spiega in modo affascinante:
“In un certo senso, penso agli imprenditori come a persone che creano un campo di distorsione della realtà. Dipingono una visione di una versione diversa della realtà e, se riescono a convincere abbastanza persone a credere in quella visione e ad apportare capitale e influenza, allora quella visione potrebbe davvero diventare realtà. Nell’epoca dell’influenza in cui viviamo, credo che il compito più importante di un fondatore non sia tecnico né basato sulle competenze. È la sua capacità di creare un campo di distorsione della realtà così potente che chiunque vi entri in contatto non possa fare a meno di cadere nello stesso campo di distorsione.”
Andando oltre, quali sono i “trucchi” per rendere quel campo di distorsione ancor più magnetico?
I 7 peccati capitali
Reid Hoffman ha una teoria interessante sui fattori fondamentali che possono condurre un progetto, tipicamente di natura sociale, al successo o fallimento: cosa ci muove realmente? E perché proprio i vizi, in primis? Quando investi tempo o denaro in un’attività, considera se potrebbe risvegliare uno dei 7 peccati capitali: lussuria, gola, avarizia, ira, pigrizia/accidia, invidia, superbia.
La verità è che in fondo siamo animali mossi da istinti, spesso non così elevati come vorremmo: quali sono le ragioni della creazione di profili Instagram così ben progettati, o di quell’interminabile ricerca di nuovi followers, mi piace, o connessioni LinkedIn?
Ogni peccato sembra condividere una piattaforma simbolo, vediamone alcuni.
Nell’Inferno dantesco, le anime lussuriose vengono sballottate come palline di un flipper per sempre. Pensiamo ai lussuriosi di Tinder, che agitano il dito senza sosta alla ricerca di un match.
O una combinazione di invidia e superbia tende a regnare su Instagram, dove si cerca di apparire nel modo migliore possibile, scatenando quei sentimenti nelle anime che balzano tra un post e l’altro, in uno scroll selvaggio spesso vuoto e peccaminoso. Sulla cornice degli invidiosi gli occhi vengono cuciti, per rifiutarsi di voler vedere le fortune altrui; mentre nel primo terrazzo Oderisi da Gubbio & Co. esemplificano la fugacità della fama e della gloria umana, con queste belle parole:
«Oh vana gloria de l’umane posse! / com’ poco verde in su la cima dura…»
Amazon può essere un buon simbolo dell’avarizia, luogo in cui le anime aggiungono morbosamente articoli al carrello provando in alcuni casi a colmare una mancanza interiore. Il desiderio però non si placa, come i condannati che giostrano pesanti massi – i pacchi del corriere – per sempre.
Per quello di gola direi Robinhood o qualsiasi exchange che offre le cosiddette memecoins, dove i traders tentano la fortuna con investimenti al limite del possibile, pur di racimolare qualche soldo. Qui l’immagine di Tantalo dalla mitologia greca è perfetta: rimase intrappolato in una pozza d’acqua, sotto dei rami carichi di frutta. Ma per punizione, i frutti gli sfuggivano sempre di mano, e l’acqua si ritirava ogni volta che cercava di bere. Non è proprio ciò che succede in quei boom & bust tipici degli asset iper volatili?
Dante lo cita nel canto XXX dell’Inferno:
«Qual è colui che sì presso ha ’l riposo, / e per digiun si corca, e poi s’angoscia / e si ciba di sogni, e non lo sfama, / tal si fé l’un, che sì da l’altra piaga / sì forte era, e ancor si fé di Tantalo…»
Per l’ira può essere il caso di Twitter/X o Facebook. Nell’opera gli iracondi si attaccavano senza sosta in una palude, senza mai vincere, come accade nei commenti più rabbiosi in alcuni angoli social. I cupi, gemelli degli iracondi, sono invece coloro che mettono l’emoji rabbiosa su FB, individui nell’oscurità che ribolliscono senza entrare necessariamente nell’arena degli insulti.
Per offrire un quadro più sfumato, è giusto aggiungere che Amazon può diventare l’inizio di un viaggio verso la conoscenza, di una lettura avida e che arricchisce; oppure Robinhood può essere usato per investimenti sensati che migliorano la propria situazione economica. Dipende, oltre alle nostre intenzioni, soprattutto da quanto l’ambiente delle piattaforme sia sbilanciato verso i vizi o le virtù.
Questa lente dei 7 peccati capitali funziona, perché sono ovviamente le emozioni che muovono le persone. In un esempio più recente, il trend Studio Ghibli su ChatGPT è stata una mossa che ha scatenato una sana invidia degli utenti sui social media, che non vedevano l’ora di trasformare le *proprie* immagini di amici e familiari, per condividerle con loro e passare un bel momento. Ecco la metamorfosi di un vizio in virtù, anche se il fondatore dello Studio non aveva dato il permesso per l’aggiunta di questa funzionalità.
Idealmente, come ha sostenuto Hoffman, la vera sfida è incanalare le energie dietro questi vizi per trasformarle in virtù, come accade con la miglior versione della macchina del capitalismo, dove l’interesse personale è il motore del potenziale benessere della comunità.





