Innovare come Elon Musk
futureOS v11, il sistema operativo di chi costruisce il futuro
“I’m Winston Wolf. I solve problems.”
Mr. Wolf, Pulp Fiction
L’algoritmo di Elon
Secondo Musk, è molto difficile semplificare davvero un processo, in modo continuo e profondo.
Nel tempo ha comunque affinato una sorta di algoritmo che lo aiuta nel processo decisionale, un mantra.
1.
“Mettere in discussione i requisiti, rendere i requisiti meno stupidi.
I requisiti sono sempre più o meno stupidi, quindi il primo obiettivo è ridurne il numero. E per quanto intelligente sia chi ti ha dato quei requisiti, rimangono comunque stupidi ad un certo livello. Bisogna partire da qui, perché altrimenti potresti ottenere la risposta perfetta alla domanda sbagliata. Quindi cerca di rendere la domanda il meno sbagliata possibile: è questo che significa mettere in discussione i requisiti.”
L’arte di risolvere un problema, secondo Elon Musk, inizia ovviamente dalle basi.
Come potresti ottenere una gran risposta, se non hai esaminato a sufficienza le condizioni iniziali, la radice del tuo viaggio esplorativo?
Mi viene in mente l’idea standard della rete di concessionarie per vendere auto, quei grappoli onnipresenti di intermediari: Tesla l’ha reputata obsoleta.
Se l’avesse definita – anche solo inconsciamente – come un requisito indispensabile per vendere auto elettriche, avrebbe ottimizzato al meglio qualcosa che non è affatto necessario per costruire un brand forte.
2.
“Provare a eliminare un elemento, un passaggio, una parte del processo.
Sembra banale, ma la gente spesso si dimentica di provare a togliere qualcosa del tutto. E se non ti trovi costretto a rimettere almeno il 10% di quello che hai tolto, vuol dire che non hai eliminato abbastanza. E, anche se suona strano, le persone spesso si sentono soddisfatte solo quando non devono rimettere nulla. Ma in realtà non è un buon segno: vuol dire che sono stati troppo conservativi e hanno lasciato dentro elementi inutili.”
Tesla ha fatto sparire le classiche concessionarie. Il pensiero sarà stato: come sostituiamo nel migliore dei modi questa fase fondamentale?
Risposta: distribuendo con cura pochi, compatti ed eleganti hub, Tesla si è garantita un’esperienza di altissimo livello rispetto alla concorrenza, ancora fedele in modo acritico a quella vecchia credenza. In questi centri i potenziali clienti possono toccare con mano i modelli, scegliere se fare un breve test drive per provare l’esperienza completa.
Per la configurazione e il successivo eventuale pagamento/finanziamento si smanetta online, rimuovendo il bisogno di venditori repellenti che elogierebbero anche l’estetica del posteriore della Multipla pur di aumentare le proprie commissioni mensili. Un gran sollievo per il cliente.
3.
“Ottimizzare o semplificare.
Lo so, sembra tutto ovvio quando lo dico, ma ho fatto questi errori più volte di quante ne voglia ricordare. Ecco perché questo mantra è importante per me. Anzi, direi che l’errore più comune tra gli ingegneri intelligenti è ottimizzare qualcosa che non dovrebbe esistere.”
In Tesla, l’ottimizzazione dell’esperienza d’acquisto è stata fatta rendendo il sito web snello, mostrando solo le opzioni di configurazione essenziali. Sembra di acquistare uno smartphone, più che un’automobile.
Gli aggiornamenti software sono ovviamente via Internet; niente più code in officina. La consegna dell’auto con i vari documenti, direttamente a casa tua, mi ricorda vagamente un noto ecommerce; niente più goffa burocrazia che accompagna l’acquisto.
Col senno di poi, la maggior parte di queste innovazioni appaiono piuttosto banali, eppure i tradizionali players hanno insistito per decenni – e lo fanno ancora – con le solite conosciutissime regole, erette quasi a requisiti inviolabili per vendere un’auto.
Finché d’altronde si vende bene, che senso ha rischiare il nuovo? È proprio questo l’errore fatale: ricorda il pericoloso comportamento delle società statiche. La resistenza al cambiamento sembra proprio il prerequisito standard per essere una grande corporation, pronta ad essere travolta da un’emergente startup.
Ottimizzare per decenni qualcosa che non debba neppure esistere fa male solo a pensarci. La verità è che tende ad essere il Vangelo inconscio di tutti quei business mediocri, o galleggianti nell’anonima media.
L’incessante messa in discussione di ogni aspetto della realtà da parte di Musk, in un clima di generale chiusura mentale, non avrebbe visto le stesse fortune.
Oggi possiamo ritenerci fortunati nel vedere così tanti agenti che perseguono gli ideali di una società dinamica e aperta. Non è qualcosa da dare per scontato, ma dipende da ognuno di noi se la coscienza collettiva del futuro si “aprirà” ulteriormente, o annienterà del tutto la ricerca della verità, della bellezza, e dunque del progresso.
4.
“Qualsiasi cosa può essere velocizzata.
Non importa quanto velocemente credi si possa fare, può essere fatta più in fretta. Ma non dovresti accelerare nulla finché non hai provato a eliminarlo e ottimizzarlo. Altrimenti, stai solo velocizzando qualcosa che non dovrebbe nemmeno esistere.”
5.
“Infine, automatizzare.
E mi è capitato tante volte di fare tutto al contrario: automatizzare qualcosa, poi velocizzarlo, poi semplificarlo, e infine… eliminarlo. E mi sono stancato di buttare via così tanto sforzo. Ecco perché questo mantra in cinque fasi è così utile.”
Ora passeremo ad analizzare le idee chiave nell’approccio aerospaziale, dove sarà ancora più evidente il suo modus operandi.
Il pensiero dietro SpaceX
Con il pensiero per princìpi primi si riportano le cose alle verità più fondamentali che conosciamo — seppur mai del tutto certe, perché la conoscenza può essere vista come un’instabile palafitta sull’acqua, come raccontava saggiamente l’epistemologo Karl Popper.
Una volta stabilito questo, iniziamo a ragionare da lì.
Nelle parole di Elon Musk:
“Credo che il processo di pensiero delle persone sia troppo legato alle convenzioni o all'analogia con le esperienze precedenti. È raro che le persone cerchino di pensare a qualcosa sulla base dei princìpi primi.
Dicono: ‘Faremo così perché è sempre stato fatto così.’ Oppure non lo faranno perché: ‘Beh nessuno l'ha mai fatto, quindi non deve essere buono.’ Ma questo è un modo ridicolo di pensare.
Bisogna costruire il ragionamento dalle fondamenta: ‘dai princìpi primi’ è l'espressione che si usa in fisica. Si guardano i fondamenti e si costruisce il ragionamento a partire da questi, e poi si vede se la conclusione funziona oppure no, e può essere diversa o meno da ciò che si è fatto in passato.”
Grazie all’azienda SpaceX, Elon Musk può spiegarci bene – a livello pratico – questa modalità di pensare e agire.
Partiamo dalla mission: cercare di rendere gli umani una specie interplanetaria. Per provare a farlo, bisogna inviare razzi su Marte. C’è stato subito un problemino: acquistare un razzo costava 65 milioni di dollari. Non proprio una spesa da startup, ma Musk non si buttò giù.
Qui sono entrati in gioco i first principles, ecco il suo pensiero:
“Di cosa è fatto un razzo? Leghe di alluminio per uso aerospaziale, più titanio, rame e fibra di carbonio. Poi mi sono chiesto: qual è il valore di questi materiali sul mercato delle materie prime? È emerso che il costo dei materiali di un razzo si aggira intorno al 2% del prezzo tipico.”
Invece di spendere oltre 60 milioni per un singolo razzo, Musk & Co. sono riusciti a costruirli da zero acquistando materie prime a basso costo. Dopo questa mossa, l'industria aerospaziale non sarà più la stessa. Se avesse ragionato per analogia, SpaceX non sarebbe mai esistita.
Sempre Musk, molto chiaro sui problemi del ragionamento per analogia:
“Qualcuno potrebbe dire – e in effetti lo fa – che i pacchetti di batterie sono molto costosi e che sarà sempre così perché è stato così in passato. Beh, no, questo è piuttosto stupido... Perché se si applicasse questo ragionamento a qualsiasi cosa nuova, allora non si potrebbe mai arrivare a quella cosa nuova. Non si può dire: ‘Oh, nessuno vuole un'auto perché i cavalli sono fantastici, siamo abituati a loro, possono mangiare l'erba e c'è un sacco di erba dappertutto, o non c'è benzina che la gente possa comprare...’”
C’è una nota da fare: non sempre conviene ragionare per princìpi primi. Se il problema richiede una soluzione veloce, il ragionamento per analogia può essere più efficace. La cucina offre un chiaro esempio. Ci improvvisiamo cuochi e usiamo una ricetta, magari modificandola leggermente, a nostro piacere. Il risultato sarà piuttosto simile a quello di qualcun altro, ma comunque funzionale a placare la nostra fame: siamo contenti così (qui si ragiona per analogia).
In alternativa, possiamo partire dall’analisi dei singoli ingredienti per creare qualcosa di originale: una ricetta nuova, inedita. Ecco che ragioniamo da chef, per princìpi primi. In campo creativo, i princìpi primi hanno la meglio. Quando si vuole innovare, c'è bisogno di pensare con la propria testa. Più si evita di copiare gli altri, più risultati non lineari (straordinari) si possono ottenere.
Johannes Gutenberg ha scritto la storia con la sua invenzione della stampa a caratteri mobili, icona del pensiero che parte dall’origine adottando la propria mente come torcia, senza timore di perdersi in bui e inesplorati sentieri. I pensatori per princìpi primi hanno la capacità di vedere opportunità che altri semplicemente non possono vedere.
Tim Urban ci fa comprendere le potenzialità di ragionare con i princìpi primi in maniera sublime:
“Offri ad un uomo un pesce, lo nutrirai per una notte.
Insegna ad un uomo a pescare, lo nutrirai per tutta la vita.
Insegna ad un uomo a ragionare secondo i princìpi primi, e può imparare a pescare da solo. Poi potrà inventare una canna da pesca migliore e sfamare un miliardo di persone.”
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