La grande onda culturale
Esiste una ricetta per scatenarla?
The Ninth Wave (1850) • Ivan K. Aivazovsky
Ford è nata nel 1903, Tesla nel 2003.
Entrambi sono ottimi esempi di intensa integrazione verticale, dato che controllano quasi ogni fase della produzione. Questa è di solito la direzione più saggia per ottenere un prodotto davvero fenomenale.
Costi iniziali più alti tendono a rivelarsi nel tempo proficui, regalando potenzialmente un moat rispetto a competitors meno coraggiosi e dipendenti da terzi.
Ma i veicoli Tesla, nelle loro singole parti, non sono niente di eccezionale.
Come in tutte le grandi opere, è la somma di tutto, dagli aspetti più significativi ai secondari, a rendere l’intero qualcosa di sublime.
Che sia un’auto elettrica, uno smartphone, un dipinto di Leonardo da Vinci o un film di Orson Welles, è la maestria nel lavorare in modo sofisticato quasi tutti gli ingredienti a creare la grande onda culturale.
Cinema
È riduttivo parlare dell’innovazione cinematografica di Quarto potere senza citare vari elementi importanti *insieme*, come la profondità di campo, le angolazioni basse, la struttura non lineare del racconto, i temi complessi, l’uso del sonoro.
Nessuno di questi, da solo, giustifica la grandezza della pellicola.
Orson aveva sovvertito i canoni hollywoodiani, ridefinendo quasi ogni elemento tecnico e narrativo del cinema.
Forse è proprio questo il motivo dell’iniziale fallimento al botteghino negli anni 40: opere così ricche di complessità e novità non sono facili da metabolizzare e comprendere.
In questo film non c’è un singolo elemento sconvolgente, ma una sinergia che travolge meravigliosamente lo spettatore.
C’è bisogno di tempo per riconoscere un valore simile, a meno che non si abbia sviluppato una sensibilità per il medium fuori dal comune.
Il pericolo dell’innovazione di questo calibro è di contrastare troppo lo standard, l’abitué del pubblico, rendendo l’opera difficile da assimilare e apprezzare.
E questa paura era condivisa dalla stessa industria hollywoodiana.
Avrebbe voluto letteralmente distruggere quella pellicola, che stravolgeva in modo così impavido le regole di quell’era, sia del linguaggio cinematografico, sia di quello politico con l’attacco al “backstage” dei media.
E fatto da un regista esordiente di 25 anni, rendeva il tutto più buffo.
Arte
Nell’Ultima Cena (1494-1498), Leonardo unisce la tecnica dell’olio e tempera su muro, la prospettiva geometrica e l’emozione narrativa, curando gestualità, luce e ombra in un tutt’uno.
Diciamo che se togliessimo la metà di questi “ingredienti” probabilmente sarebbe ricordato come un dipinto tra i tanti, niente di eccezionale. La prospettiva geometrica non era nuova in quegli anni, esisteva da quasi un secolo; il riferimento biblico, ancor meno. Ma il suo peculiare approccio l’ha fatto divenire un masterpiece. È il fenomenale intreccio di più elementi la chiave per capirne la portata.
Tecnologia
La genesi dell’iPhone non sfugge a questo principio.
Persino il team di Nokia ha sottovalutato Apple nel 2007, proprio perché stavano analizzando il prodotto pezzo per pezzo, senza vedere la bellezza della grande onda che stava per arrivare e spazzare via il loro business.
Il segreto era evidentemente nel minuzioso design incrociato delle varie componenti hardware e software + un fantastico storytelling, non nei singoli progressi di fotocamera o touch screen.
Nell’automotive, Tesla ha combinato elegantemente i propri pezzi del puzzle con un elevato grado di integrazione verticale: batterie, software di guida autonoma, produzione nelle Gigafactory, distribuzione con store di proprietà, reti di ricarica Supercharger.
Possiamo notare come questi innovatori abbiano trovato un raro ordine nel caos, diventando più agentici, responsabili.
Impazienti di praticare, di scoprire in cosa può trasformarsi il proprio gusto, fin dove possono spingersi nella loro arte.
È forse il modo più sicuro per sfuggire alla tirannia del caso.
Questa è la via per diventare favolosi monopoli, o artisti senza tempo che hanno segnato un’epoca.
Nelle parole di Peter Thiel (2014):
“Viviamo in una cultura in cui è molto difficile convincere le persone ad aderire a progetti estremamente complessi e che richiedono molto tempo per essere costruiti. (…)
Se guardi a Tesla o a SpaceX, e ti chiedi se ci sia stata un’unica innovazione rivoluzionaria, direi di no. Hanno certamente innovato su molti fronti, ma non c’è stato un singolo “salto 10X”, né nelle batterie né, forse, nei razzi.
Ciò che colpisce davvero è la capacità di integrare tutti questi elementi e farlo in modo più verticale rispetto alla concorrenza.
Credo che l’integrazione verticale sia una modalità di progresso tecnologico ancora poco esplorata, e che meriterebbe molta più attenzione da parte di chi fa impresa e innovazione.”
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