Jardin du Luxembourg, Paris (1902) • Henri Matisse
Da quando sono adolescente, ho letto e sentito spesso parlare di “pensare a lungo termine” dai più grandi innovatori e investitori.
C’è una verità evidente in questo, soprattutto in professioni simili, altrimenti come si potrebbe pensare di realizzare grandi cose…
Ma quali sono le radici di questa credenza? Il lavoro di Elliot Jaques può aiutarci.
C’è un orizzonte ideale?
Jaques, mentre faceva una consulenza ad una società di metalli del Regno Unito, notò la diversità degli orizzonti temporali dei vari livelli di lavoratori aziendali.
L’idea chiave è che ogni compito od obiettivo richiede un certo lasso di tempo stabilito in anticipo.
Nello specifico, durante quel progetto, notò che:
• gli operai si concentravano su ciò che potevano completare prima della fine del turno.
• I manager puntavano a obiettivi mensili o trimestrali.
• La leadership si occupava di piani annuali e obiettivi a tre o cinque anni.
Jaques definì il “tempo discrezionale” come il tempo richiesto per completare il compito più lungo che una persona riesca a tollerare, a sentirsi a proprio agio nell’affrontare.
L’ideale, in ambito imprenditoriale, è combinare l’azione immediata alla visione di lunghissimo periodo.
Lo sguardo dovrebbe essere rivolto verso quella lontana north star, sfocata ma significativa, che permetta di compiere un cammino in linea con i nostri valori, gustandosi nel frattempo ogni passo.
Trovo interessante il pensiero di Peter Thiel a riguardo, in cui divide tre orizzonti di tempo nel futuro:
“Quello che finisci per fare, quando pensi al futuro come qualcosa di indefinito, è scegliere un lavoro che pensi possa fare bella figura sul curriculum, perché poi ti porterà in futuro a un altro lavoro ancora. Esiste persino una versione “istituzionalizzata” di questo percorso: vai a fare un master, poi lavori nella consulenza, e immagini la tua carriera come un grande diagramma ad albero che si dirama sempre di più — ma alla fine non fai mai davvero qualcosa che desideri fare.
Se pensiamo al futuro su tre orizzonti temporali, possiamo distinguerli così: brevissimo termine, medio termine e lunghissimo termine.
Il medio termine riguarda quanto una certa esperienza farà bene al tuo curriculum. Il brevissimo termine riguarda se sarai felice e se imparerai davvero tanto. E il lunghissimo termine riguarda se stai lavorando su qualcosa di importante o che abbia un senso profondo.
Penso che viviamo in un mondo sbilanciato, in cui diamo troppo peso al medio termine e troppo poco, invece, a una combinazione di brevissimo e lunghissimo termine.
Io riequilibrerei le cose: mi concentrerei su questa combinazione di breve e lungo termine, e dimenticherei del tutto il medio termine.”



