Vedere come uno scacchista
Una lezione valida anche per investitori in tecnologia
Paul Morphy, The Chess Champion (1859) • Winslow Homer
“Penso che, quando giochi a scacchi a livello professionale, la tua mente è veramente allenata a restringere la ricerca e a usare l'intuizione, perché sai di avere un tempo limitato.
Sei allenato a riconoscere i modelli e a prendere decisioni rapide, e penso di essere il tipo di giocatore che usa questo più di altri. Posso sicuramente fare calcoli e prendere decisioni basate su un'analisi più profonda, ma non è necessariamente il mio punto di forza.
Di solito, quando perdo partite, è perché i miei avversari hanno approfondito qualcosa che io ho scartato intuitivamente. Riconosco che ci sono situazioni in cui è meglio fare un’analisi più approfondita, ma spesso preferisco seguire il mio istinto.”
• Magnus Carlsen
Lo scacchista numero uno di tutti i tempi, in un'intervista, ha raccontato il suo modo di intravedere i movimenti possibili dei pezzi sulla scacchiera. Una delle variabili più importanti di questo atipico sport è il tempo, che dunque incide molto su come i giocatori prendono le decisioni.
Nello specifico, Carlsen filtra intuitivamente le migliori mosse disponibili e rimane con solo 2-3 potenziali, per evitare troppa confusione. Da lì, arrivato a due, cerca di osservarle in modo obiettivo, perché si ritrova spesso con una preferenza psicologica per una. Di solito analizza più a fondo queste ipotesi, per giungere alla più adatta nel contesto del match. Se nessuna delle due alla fine lo soddisfa, allora osserva una terza.
Carlsen tende a fidarsi molto del proprio istinto, la sua lente per “vedere oltre” e riconoscere pattern simili da gare passate, o basandosi semplicemente sul proprio talento innato nel gioco.
Questa lente è il suo più grande punto di forza, ma allo stesso tempo limite: se gli avversari riflettono più a fondo in certe posizioni, potrebbero scoprire qualcosa che è sfuggito al campione, magari in un eccesso di confidenza o pigrizia.
Tuttavia, spesso pensare troppo non è benefico, l’uomo non è programmato per farlo in modo produttivo.
Lasciar la mente sola
La vita dello scienziato Henri Poincaré supporta questa tesi. Era solito concentrarsi solo 4 ore al giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, lasciando vagare la mente per il resto del tempo. Le sue scoperte arrivarono quando meno se l'aspettava, ad esempio durante una passeggiata o mentre beveva un caffé: l'inconscio svolse un ruolo fondamentale nel suo processo creativo.
Quando Carlsen supera i 15 minuti per mossa, tende a cadere in errore, magari tornando beffardamente alla scelta iniziale; era però stata scartata per qualche motivo, ma la mente può dimenticarlo facilmente.
La dimensione dell’inconscio rappresenta buona parte del processo decisionale di uno scacchista, ed è lo stesso per gli scienziati.
Gli scacchi sono un gioco con informazioni perfette, ma come sottolinea Carlsen non è così differente dalla realtà per via di complessità. Dice Magnus:
“Siamo ben informati, abbiamo accesso agli stessi strumenti, ma conta molto come utilizzi questi strumenti e le informazioni che possiedi. Anche se ci sono tutte le informazioni a disposizione, non è possibile calcolare ogni singola possibilità.”
È questa la meraviglia degli scacchi. Nonostante le regole siano poche e facilissime da imparare, la complessità del gioco può mettere in difficoltà chiunque. Infatti, conoscere le regole non ti permette automaticamente di capire una certa posizione di scacchi, ma ciò che conta è la spiegazione che crea l'osservatore nella sua mente.
Questa è l'analogia più evidente tra scacchi e scienza: nelle partite a tempo lungo, il modo in cui uno scacchista crea ipotesi e poi sceglie la migliore, è mediato dalla ricerca di una buona spiegazione che la giustifichi, sempre con il dubbio che accompagna il giocatore.
Nelle partite “blitz”, quelle brevi, il processo è automatico e avviene quasi solo inconsciamente, con lo scacchista che riconosce nel giro di pochi secondi quelle che sembrano essere le mosse migliori. La comprensione analitica è minima.1
Qui il concetto di “pattern recognition” svolge un ruolo cruciale.
La buona resa può dipendere dal livello di esperienza del giocatore in certe posizioni, ma la più grande differenza è data dal livello di comprensione su perché certe mosse funzionano, in quel contesto specifico.
Un giocatore meno esperto può riconoscere un pattern simile a quello visto in passato, ma applicarlo erroneamente se non ha ben compreso il principio alla base.
Per progredire a scacchi, così come nella scienza o tecnologia, bisogna sviluppare una conoscenza profonda del gioco, ricercando in modo appassionato sempre loro, le buone spiegazioni, nella forma di princìpi e strategie.
Ironicamente ma non troppo, lo scacchista Daniil Dubov ha detto questo sulla preparazione delle blitz:
“Puoi essere ubriaco/a, puoi ballare tutta la notte; qualunque cosa succeda, ti basta essere fortunato/a e andrà bene.”



